Forse oggi è la tua festa.
Non ne ho mai afferrato con precisione la data ma i mass media mi hanno trasmesso in qualche modo la notizia.
Oggi ti ho chiamato.
Eri tranquilla, quasi allegra, mi leggevi la trama di un libro che ti hanno regalato mentre io ero di corsa con i capelli bagnati da asciugare, mi hai salutata sorridendo.
Quando sei così il benessere mi invade, riesce a farsi strada attraverso quella siepe spinosa che mi sono costruita intorno … io ne gioisco ma non posso non notare che allo stesso modo accade il contrario, che ugualmente riesci a farmi diventare angosciata con un tono di voce diverso, qualche domanda di troppo.
Fa stare male accorgersi che mi sto proteggendo da te.
Proteggersi da chi ci ha resi possibili, non è forse il paradosso più grande? Fa gelare il sangue.
Doversi proteggere dall’amore, non è questo ancora più folle?
Forse il tuo amore ti ha accecata. Di certo è stato lui a farti gridare parole che non voglio ricordare, forse è stato lui a paralizzare all’improvviso i miei abbracci, il mio dirti ti voglio bene, non l’ho più detto, ma la cosa che più mi fa piangere è che ho paura tu non lo sappia. Non ne sia sicura. Il rancore che provo lo avverti sicuro, questo lo so, me lo fai notare con battutine e sottintesi. Ed io non riesco ad amalgamare amore e rabbia, non riesco a proteggermi senza imbastire siepi improvvisate, che un po’ mi allontanano e mi fanno sentire estranea in casa mia, in prestito nel mio letto di ragazzina.
Il silenzio ci protegge, è in sua virtù, la quiete di questi ultimi mesi.
Non ho scudi e corazze nell’armadio. Non sono capace di profanarlo.
Vorrei cose che non accadranno.
E allora forse solo vorrei che il silenzio diventasse messaggero d’amore.