Malumori scivolano nelle giornate liquidi come bagnoschiuma.
Io mi ci lavo la pelle e dopo la sento più morbida.
Orgoglio di cartapesta indurita.
Dubbi che decidi di non far diventare domande, tempo che si affianca al tempo e cammina accanto senza spingere né ingombrare il passo – a volte.
Quando ti taglia la strada lo spintoni più in là, che tu hai tante cose a cui pensare.
Intanto, sei come su una nave che veleggia in vista dell’estate.
Le ultime due o tre partite di campionato, l’ultimo mese di lezioni, e poi avrai lunghissime giornate di tempo vuoto da riuscire ad organizzare. Di solito ti ci perdi dentro. Quando è troppo, non sei brava, arrivi a fine giornata con mille cose da fare compulsiva, oppure stanca di tutto, buttata sul letto respiri il soffitto.
Ricordi un’estate precisa.
Quella in cui andavate a mangiare il cocomero in un baracchino vicino casa.
Un posto squallidissimo, in mezzo al traffico e alle macchine, facevano le pesche con la panna, che però la panna era quella nel tubo già pronta e in realtà potevi farle più buone da sola, le pesche. E infatti una volta abbiamo fatto la spesa al supermercato, montato la panna e preparato delle pesche più buone. In quella cucina arancione, api e zanzare.
E’ stata un’estate bella, e non vedevo l’ora che ne arrivasse un’altra, altrettanto bella, per fare tutte le stesse cose e anche di più.
Non ricordo come furono le estati successive … non ho voglia di forzare i ricordi, se sono sbiaditi ci sarà un perché ... anche se un po’ spaventa che la tua smania di ricordo puntuale e meticoloso ti stia abbandonando …
Un’estate uguale, però, non è mai più venuta.