giovedì, 29 maggio 2008, ore 14:16

"....giro per il mondo
tra i miei alti e bassi
come pollicino
lascio indietro dei sassi
sui miei passi
per non dimenticare
la strada che ho percorso
fino ad arrivare qua
e ora dove si va
adesso si riparte per un'altra citta'
voglio andare a casa
la casa dov'e'
la casa dove posso stare in pace
io voglio andare a casa
la casa dov'e'..."

Non ci credo che è passato solo un anno.

Mi sembra passata una vita intera.

Da uno di quei primi giorni di afa del 2007, quando gocce di sudore lungo la schiena camminavamo tutte e tre con una mano a ripararci gli occhi dal sole abbagliante, cercando di capire da che parte sarebbe arrivato l'agente immobiliare.

"Ma da quanti anni siete qui?"

"Eh signora ormai da più di cinque anni."

"Da cinque anni??? Ma quanti è che avete????"

Eh sì signora di anni ne avevamo ventiquattro anche se la faccia da ragazzine, i cuori già tormentati da quello che la nostra nuova vita ci aveva riservato. I cambiamenti più profondi possono anche succedere lenti. Quasi che non ti accorgi. Eppure.

Il mio cuore era pesante come piombo. Cercare casa. Cercare vita.

La moquette mi faceva starnutire ogni sera in cui rientravo a casa. Loro entravano al buio quando capitava che già dormivo  - anche se nell'ultimo anno non dormivo quasi mai lì - e sbattevano le ginocchia contro la spalliera del letto imprecando a mezza bocca. Non avevamo posto per appoggiare i vestiti e i pensieri. Ma pensavo che quella fosse la *mia* prima casa. E per quale strana sensazione sento che lo è più questa di quella io non lo so, ma allora, in quel giorno di maggio terribilmente giallo e sudato, io trascinavo il mio cuore dietro ai miei passi. Mi vergognavo di mostrare quanta fatica potesse essere per me cercare casa... cercare vita. Cercavo di sorridere ma lo so che soprattutto lei vedeva la fatica dietro ai miei occhi, e mi stuzzicava l'umorismo, comica in quel modo che è solo il suo. Guardavamo stanze che sentivo non mi sarebbero appartenute, strade che non potevo immaginare di percorrere su due ruote tanto erano estranee e lontane dai luoghi della città ormai a noi familiari.

Penso che una casa che sarà tua la riconosci quasi subito. Quasi come una persona che sarà tua. Te lo dice lei, la casa, il bianco fresco delle pareti, la disposizione delle stanze, il bagno dove già ti immagini voi tre a ridere e stendere i panni.

Lascio la mia grande casa - famiglia di via Sp. con un senso di morte nel cuore.

E' mio padre che dà l'ultimo giro di chiave, dietro alla porta sprangata io ci lascio anche l'amore.

E' lui che, tenero, ha quasi le lacrime agli occhi perché il mio dolore gli sta appiccicato addosso. E quello è niente rispetto al tanto che dovrò fargli sopportare nei mesi successivi.... ma lui non lo sa ancora, e io  nemmeno.

Da poco è stato il suo compleanno.

Chissà che non sia riuscita a fargli un piccolo regalo, facendo in modo che sia diventata questa, ormai senza dubbio, la mia prima vera casa....

LuceDiSera
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sabato, 24 maggio 2008, ore 01:31

...un campionato, come stasera, certe volte l'incredulità ruba la gioia, e la attutisce quasi, e mentre quella di tutti gli altri è una gioia sonora, beh la tua è una gioia quasi muta. Vivi le ultime palle, sul tredici a tredici del quinto set, con una strana placidità come se tu non stessi lì, in battuta a decidere le sorti della squadra, ma come se stessi appollaiata su quella nuvoletta ad osservare te stessa. Te che sorridi alle tue compagne in panchina che poi ti confesseranno quello che stanno pensando - ma è davvero così tranquilla o fa finta - e te, che di solito ti inciampi col respiro mentre salti, vai in debito di ossigeno per l'ansia più che per il lavoro dei muscoli, te ti vedi lì, serena, che batti e tiri pure forte, perchè la paura di sbagliare non ce l'hai, perché sei prodigiosamente lucida, esatta, sicura. Batti e la tua squadra fa punto e poi fa anche quello dopo e da lì non capisci più niente... continui a guardarti dalla stessa nuvoletta quando a capo della fila delle tue compagne passi sotto rete per salutare le avversarie, che sono delle ragazzine dolci con i lacrimoni agli occhi, e da lì poi non capisci più niente più delle grida più degli abbracci dei pianti....  rimani sulla tua nuvoletta a sentirti diversa dagli altri anche per il modo di manifestare la gioia.... tutti urlano e tu ti attappi le orecchie con i palmi delle mani, mentre sei stretta in mezzo ad un cerchio umano e salti insieme alle altre per forza di inerzia... aiuto.... silenzio.... tutti piangono e tu ti accasci in panchina.... non lo sai che cosa provi ma le guardi, le guardi che piangono e si abbracciano e cazzo a te da piangere non viene proprio..... continui a non capire nulla ad osservare dalla nuvoletta, ti fai la doccia e c'è un momento, un momento preciso, in cui vorresti registrare come un film le loro facce che cantano a squarciagola la vostra canzoncina stupida accompagna - campionato... una canzone per bambini che parla di chiocce e di pulcini... sono lì ma è come se stessere a mille chilometri umani da te.... una accanto a te sotto la doccia, che si sciacqua mentre tu ti insaponi, l'altra che nel casino cerca di telefonare al suo moroso per renderlo partecipe dei festeggamenti, un'altra con la cuffia in testa che brandisce il bagnoschiuma come un trofeo, lei che urlando le si gonfiano come al solito le vene sulla fronte, l'altra che quasi scivola sul pavimento bagnato e comunque sempre continua a cantare.... te sei l'unica che sta quasi in silenzio, gode in un altro modo tutto quello che sta accadendo.... si sente stordita dal fracasso, desidererebbe quiete invece che stramazzi, i timpani sembrano dighe per preservare l'integrità dei pensieri....viene abbracciata e stringe forte, dice grazie, bacia guance e stringe mani, ma fate piano, vi prego, che così  è troppo.....

LuceDiSera
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martedì, 20 maggio 2008, ore 09:29

Fantastico che Holly mi porti al galoppo verso speranze fatate.

Tanta pioggia lava le sue ruote e i miei pensieri.

Mi entra l'acqua in una scarpa ma non ci faccio caso, evito pozzanghere girandoci intorno, in qualcuna ci cado dentro.

Vorrei che Holly mi portasse a comprare un libro, un biglietto di un concerto, una scatola di pastelli colorati di tutte le sfumature che dipingano i miei come mai.

Ci servono grigio e giallo brillante, sfumature che vanno e valanghe colorate che vengono, irrompono, confondono.

La mia agenda è scarabocchiata di crocette, vai e vieni, esami da dare e esami saltati, esami superati e altri chissà quando, partenze e arrivi, appuntamenti e regali, magari, tu non ci credi.

Preme sul petto la solita ansia del troppo da fare, traduci inglese a lezione di medicina del lavoro, i tuoi amici ti parlando di ferragosto e tu ancora, adesso, sempre, vorresti cristallizzare tutto in questo venti di maggio... 

Ricordo quando Heidi porta a Clara un cesto di farfalle colorate... chissà cosa si prova a metterle tutte insieme, ma proprio tutte, dentro allo stomaco??

LuceDiSera
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martedì, 13 maggio 2008, ore 23:00

Capelli appena asciugati, nemmeno un pettine c'è passato per caso, sono uscita dalla palestra così, dimenticandomene, una felpa grigia e jeans consumati, testa viaggiante mille miglia lontano da qui, io semplicemente penso che verso la persona che vorrei essere ci sto andando.

Ho uno specchio in camera. Oggi mi sono fissata a lungo negli occhi fin quasi a non riconoscermi... mi sono domandata: ma chi sei?

La risposta non c'è, non esiste, la risposta è una ragazza che si sgola in una palestra di un paesino di montagna per insegnare a fare un palleggio a bimbi di otto anni, che si perde dietro a centinaia di parole, che resta attaccata ad un ricordo dolce per ore lunghissime, che si addormenta di sasso sul divano mentre le sue amiche strombazzano e sotto in strada la aspettano, è una tipa che entra in palestra inciampando quasi nel borsone tanto ha sonno... ma che poi il sonno gli è passato rotolandosi per terra nonostante il torcicollo, mangiando gelatine alla frutta, ritrovando l'energia dietro ogni palla, è una tipa che sbircia il cellulare che parla sempre con una voce sbagliata, che si incanta sotto la doccia, l'acqua che cade copiosa a inzuppargli i capelli la faccia gli occhi la bocca i pensieri.

Chi sono? Arrivo a casa e non ho più sonno. Cerco forse qualcosa che non c'è. Progetto pagine da studiare così come mondi da scoprire, mi guardo da fuori e mi viene voglia di vivermi. Scrivo frasi senza né capo né coda, le mando in pasto ad un vuoto vorticoso. Berrei litri di succo di kiwi. Dormirei stretta in un abbraccio. Aspetteri qualcosa senza aspettarla. Vivrei ogni minuto in bicicletta l'aria fra i capelli e gli occhi sgranati.

LuceDiSera
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domenica, 11 maggio 2008, ore 21:31

 

Forse oggi è la tua festa.

Non ne ho mai afferrato con precisione la data ma i mass media mi hanno trasmesso in qualche modo la notizia.

 

Oggi ti ho chiamato.

Eri tranquilla, quasi allegra, mi leggevi la trama di un libro che ti hanno regalato mentre io ero di corsa con i capelli bagnati da asciugare, mi hai salutata sorridendo.

Quando sei così il benessere mi invade, riesce a farsi strada attraverso quella siepe spinosa che mi sono costruita intorno … io ne gioisco ma non posso non notare che allo stesso modo accade il contrario, che ugualmente riesci a farmi diventare angosciata con un tono di voce diverso, qualche domanda di troppo.

 

Fa stare male accorgersi che mi sto proteggendo da te.

 

Proteggersi da chi ci ha resi possibili, non è forse il paradosso più grande? Fa gelare il sangue.

 

Doversi proteggere dall’amore, non è questo ancora più folle?

 

Forse il tuo amore ti ha accecata. Di certo è stato lui a farti gridare parole che non voglio ricordare, forse è stato lui a paralizzare all’improvviso i miei abbracci, il mio dirti ti voglio bene, non l’ho più detto, ma la cosa che più mi fa piangere è che ho paura tu non lo sappia. Non ne sia sicura. Il rancore che provo lo avverti sicuro, questo lo so, me lo fai notare con battutine e sottintesi. Ed io non riesco ad amalgamare amore e rabbia, non riesco a proteggermi senza imbastire siepi improvvisate, che un po’ mi allontanano e mi fanno sentire estranea in casa mia, in prestito nel mio letto di ragazzina.

 

Il silenzio ci protegge, è in sua virtù, la quiete di questi ultimi mesi.

 

Non ho scudi e corazze nell’armadio. Non sono capace di profanarlo.

 

Vorrei cose che non accadranno.

 

E allora forse solo vorrei che il silenzio diventasse messaggero d’amore.

LuceDiSera
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domenica, 11 maggio 2008, ore 09:15

LuceDiSera
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sabato, 10 maggio 2008, ore 11:36

Una corsa al supermercato a ricomprare acqua e fragole, ho domandato se avessero in vendita qualche etto di spontaneità. Non si compra, mi ha risposto il ragazzo col cappellino giallo, lo sguardo compassionevole.

Perdo tutti gli oggetti e ho paura di aver smarrito anche quella... che un pò il solo pensarci lo rende tale, così come il gioco che dice: "non pensare alla parola cane" .

Di solito gli oggetti smarriti li ritrovo sotto al letto pieni di polvere, o rovistando nella borsa impiastricciati di caramelle mezzo sciolte, questa qui chissà dove l'ho nascosta.

Sepolta dalla paura di non avere nulla di interessante da dire da mostrare da offrire... regalare, da essere.

LuceDiSera
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venerdì, 09 maggio 2008, ore 12:17

Vorrei una macchinetta magica nel cervello che traducesse direttamente i pensieri in parole, senza bisogno dell'analisi logica, della scelta dei termini, delle pause, dei punti interrogativi.

Mai come ora mi sono sentita muta, intrappolata nelle limitazioni di un vocabolario, io che di parole non sono mai stata avara, dalle parole mai stata tradita.

LuceDiSera
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martedì, 06 maggio 2008, ore 23:14

"Domani è il primo giorno del resto della mia vita."

                  

LuceDiSera
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martedì, 06 maggio 2008, ore 08:02

"Non riuscivamo a smettere di guardarci negli occhi, ogni respiro era una domanda: Sì? Seguita da: Sì. A poco a poco, tra una caduta e un appiglio, siamo scesi in un luogo precario e luminoso; avevo sempre saputo che c'era ma non avevo mai indovinato dove."

Miranda July - Tu più di chiunque altro

LuceDiSera
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