
"La persona giusta è quella che crede che caghi rose dai pantaloni."
Ci sono dei momenti muti.
Sono momenti di bonaccia, calma apparente, ti sembra di camminare su un filo teso sopra le tue giornate, sopra il cielo piovoso di aprile, sopra raggi di sole insperati, paura di cadere, ma se guardi fisso davanti a te non cadi.
E’ la vecchia strana sensazione, quella che ti sussurra nelle orecchie con un alito di vento la solita instabilità del percorso …

Il viaggio è stato lungo e stretto, stretto anche per le mie gambe che sono abbastanza corte, stretto per il torcicollo, stretto e stanco da poche ore di sonno, stretto e lungo per i chilometri, le code in galleria, nervoso dal naso che gocciolava per l'allergia ... eppure tutto questo non mi è pesato per niente.
Ossigeno puro, passare una giornata circondata da tantissime facce mai viste. Emozioni contrastanti amalgamate tra loro, centrifugato di timidezza, curiosità, libertà e appartanenza non convenzionale.
All'autogrill un gruppo di anziani viaggiatori inglesi, pelle bianca sotto al sole cocente, seduti rannicchiati come bambini su un gradino, la tazza del cappuccino appoggiata sul pavimento, un Cremino tra le mani che si scioglieva in fretta.
Su e giù per strade che mi regalano mondo, odori e guance rosse. Scambi di battute sussurate e caramelle al lampone. Uno sguardo giallo e vivace catturato per un istante, un attimo, un chissà.
La timidezza che a volte resta in un guscio rannicchiata sul sedile del pullman addermentata sotto al cappuccio della felpa, a volte si scioglie in ruscelli di parole che hanno troppo poco tempo per raccontare così tanto.
E il lunedì è così più bello.
"Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato"
Erri De Luca
Si è presentata in un modo spontaneo, bello e strano, di quelli che hanno i bambini.
Ero seduta su una panchina, non ricordo nemmeno a far cosa, secondo me non stavo facendo nulla. Lei era seduta sulla panchina di fianco. I nostri sguardi si sono incrociati e lei ha detto: “Come ti chiami?”.
Così, semplicemente.
Martedì eravamo sedute al sole, sui gradini di una scala della facoltà, a mangiare il nostro pranzo. Tra una chiacchiera e l’altra, mi ha raccontato tante cose della sua vita. Io ho iniziato a provare quella strana sensazione che viene, a volte, quando sento di dover tirar le redini alle mie pulsioni verbali.
E’ stato un attimo.
Perché ad un certo punto mi ha domandato:
Ma a te piace qualcuno vero? Sì secondo me sì, e deve piacerti anche qualcuno speciale.
Io ho sorriso, già imbarazzata.
Perché dovrebbe piacermi qualcuno speciale?
Boh, perché sei strana, è da quando ti ho conosciuta che sono curiosa, allora??
Beh sì, qualcuno che mi piace c’è, e pure tanto. Solo che …
L’ho già detto, è stato un attimo.
Un attimo di quelli in cui una carrellata di immagini ti passano per la testa, e ricordi uno per uno i momenti di confidenza, sotto la pioggia del cielo di Milano, o nella nostra camera a Parma, gli occhi gonfi di lacrime, o in spiaggia sdraiate al sole … il sole c’è anche oggi, e in quell’istante lì io, semplicemente, ho deciso di buttarmi.
Perché di solito aspetto che l’amicizia raggiunga profondità abissali prima di raccontar qualcosa, la mia pancia non la ascolto mai.
E pensare che ho una pancia che urla.
E finora ci ha beccato quasi sempre.
Solo che … è una ragazza.
"Ti riconoscerò, Julie, dal primo passo nel corridoio, non ti sentirò, no, ma l'aria sospinta dal tuo gran passo di lottatrice verrà a bussare alla mia pelle, e ti riconoscerò, perché nessuno su questo mondo cammina come te, così risolutamente animata dalla certezza di andare da qualche parte."
Daniel Pennac

Nascosta, non devo chiedere né dare, o aspettare spiegazioni. Nascosta non ho paura nascosta per un attimo un istante lungo breve cortissimo una sera una notte agitata nascosta dai dubbi nascosta nel cuore che batte di nuovo.