La Stagione Del Tuo Amore
La stagione del tuo amore
non è più la primavera
ma nei giorni del tuo autunno
hai la dolcezza della sera
se un mattino fra i capelli
troverai un po' di neve
nel giardino del tuo amore
verrò a raccogliere il bucaneve
passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
poi ritrovarli nella luce di un'ora
passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
puoi ritrovarli nella luce di un'ora
Fabrizio De André
Abbiamo fatto le quattro di notte. Avevi la voce roca alla fine della serata, tanto avevi letto ad alta voce tutto quello che ti avevamo preparato. Io ridevo, scema e malinconica. Tutte strette sul divano, tutte con il cuore di sicuro un pò accelerato, chi più divertita, chi più commossa, chi entrambe le cose, chi follemente stupita delle nostre idee pazzoidi, chi con lo sguardo perso verso altri luoghi, come sempre capita, ultimamente. Hai quasi pianto, si vedeva anche se non potevi mostrarlo, alla fine sei sempre un carabiniere... Stamattina sei partito... eppure ieri in ascensore l'hai baciata. Perchè? Forse un perchè non c'è, forse è semplicemente tutto bello così .... Se ci pensi bene l'Australia non è così lontana, e allora nemmeno Roma è poi così lontana...
Ogni tanto penso che vorrei mollare. Che ‘fanculo se questa estate ho passato dei giorni in cui il mio corpo si è rifiutato ad alzarsi dal letto, ‘fanculo se negli ultimi anni ho sperimentato cosa vogliono dire i nodi nel petto fino a togliere il fiato, la bocca senza saliva, il cuore che non si ferma e le crisi di panico, ‘fanculo se continuo a tornare a casa e tenere il cellulare silenzioso nella borsa, ‘fanculo se quando penso ai miei genitori mi sale l’angoscia, ‘fanculo alle paturnie e a tutto quanto il resto … ogni tanto penso … chi me lo fa fare?
Chi me lo fa fare ogni quindici giorni di riprendere quel treno col cervello aggrovigliato, e l’ultima volta con due lacrimoni che scendevano sulle guance, tanto caos nella testa che ti sembra di impazzire, vorresti ritessere i fili di tutti i ragionamenti che si perdono in percorsi inestricabili, e allori metti alle orecchie De André e ti lasci cullare dalla sua voce e dal treno e svuoti la testa, butti tutto in mare, fuori dal finestrino. Anche la rabbia. Rabbia perché percepisci che non è come dice, e che il fatto che sia, ancora una volta, una lei e non lui non abbia importanza, senti che dove vuole andare a parare col suo discorso è una parte che non ti piace, ma speri di sbagliare, d’altra parte lo avete chiarito molte volte cosa per te è un problema e cosa no.
E alla fine capisci che non mollerai, non mollerai come non hai mollato, non mollerai perché hai paura anche solo del pensiero di vivere un solo altro giorno della tua vita col pensiero che vivere non vuoi, non mollerai perché vuoi arrivare in fondo, non mollerai perché ami conoscerti e ami affidarti. Non mollerai perché te lo devi.
Cosa mi devo?
Non fai mai domande, tu. Chissà perché, a volte me lo chiedo.
Vorrei leggerti uno dei tre libri di cui ti parlavo oggi ad alta voce, sedute tranquille da qualche parte, e regalarti così un pezzetto della mia atipica adolescenza. Vorrei leggerti ad alta voce un capitolo dietro l’altro e sorriderti ogni tanto, e guardarti se ci riesco. Ho questa smania di condivisione che a volte, oddio, sembro patetica, penso che il mio entusiasmo possa essere contagioso e che se un video di Fiorella Mannoia mi emoziona così tanto allora emozionerà anche chi lo guarderà esortato da quella mia emozione …ma forse le cose non funzionano così.
Mi piacciono le sorprese.
Mi piace l’estate che non mi era mai piaciuta.
Mi piacciono le pesche gialle.
Mi piacciono i viaggi.
Mi piacciono i treni gli aerei le biciclette,
mi piace viaggiare in macchina e stare in silenzio,
del silenzio non aver paura.
Mi piacerebbe sapere
cosa ti piace mangiare a colazione
a quanti anni hai dato il primo bacio
quante volte hai amato davvero.
Mi piacerebbe sapere
come sei in mezzo alla gente
come parli con i tuoi genitori
cosa fai in casa quando fuori piove.
Mi piacerebbe sapere
se sei una che si lascia entusiasmare dalle piccole cose
da una giornata di neve
da una passeggiata in bicicletta in città la domenica mattina.
Se sei una che per gioire non ha bisogno di chissà che,
se ti piacerebbe fare la spesa al supermercato e cucinare la cena ridendo.
Mi piacerebbe sapere
se è stato bello camminare per la città deserta – peccato un rumore di troppo –
i pensieri che non dici
i desideri che sicuro hai, cosa sogni e cosa speri,
come vuoi bene.
Le otto e mezza di sabato mattina, dovrei iniziare a studiare ma James Blunt canta Same mistake da MTV, il sapore del caffè ancora tra le labbra, e penso che vorrei essere da tutt’altra parte che qui, inchiodata su una scrivania, che vorrei correre su un prato in jeans e piedi scalzi, correre fino alla fine del respiro, una musica assordante nelle orecchie (io che di solito la ascolto bassa) che mi stordisca i pensieri, che mi scompigli i capelli sciolti, la musica e il vento, e porti via il fumo, i punti interrogativi di un’anima ballerina.
“… la tua camera ti assomiglia tanto, accogliente, calda, delicata e un po’ incasinata!”