"...credevo di aver capito che per curarmi dovevo curare gli altri, solo quelli "curabili" però, quelli che possono essere salvati, invece di tormentarmi perchè non riesco a salvare il prossimo. Allora cos'è, dovrei fare il medico? Oppure la scrittrice? In fondo è un pò la stessa cosa, no?"
L'eleganza del riccio
Oggi è il tuo compleanno, e sono trenta, quante volte ho immaginato questo giorno che so quanto ti fa paura. Quasi non ci pensi, lo so, lo vivrai scivolandoci su, mostrandoti fredda e distante da tutto anni luce, come ogni volta quando hai paura di ferirti. L'ho immaginato molto e nulla sarà come pensavo, non il mio messaggio di auguri, non il regalo che ti ho comprato insieme agli altri, non il biglietto che ti scriverò, e non il modo in cui i miei occhi stasera si fisseranno nei tuoi.
...e la cosa che più mi dispiace, è che tutto questo non mi fa quasi più male.

Caramel
Vorrei cristallizzare il tempo in questo istante.
Bloccare il passare dei minuti, delle ore, dei giorni, delle settimane. In una parentesi temporale io ci metterei dentro un sacco di cose. Cose che spaziano tra mille ambiti diversi.
Andrei a seguire di nuovo tutte le lezioni di anatomia, quelle vissute solo con il corpo ma con la mente da un'altra parte, e la studierei di nuovo, l'anatomia, per sentirmi uno studente più responsabile e un pò meno frustrato. Comprerei dei libri di teatro per capire qualcosa di quello che mi stanno insegnando, cercherei di alimentare la fiammella di curiosità che stenta ad ardere per mancanza di ossigeno. Più di tutto vorrei che il tempo si dilatasse per slacciare ad uno ad uno tutti i nodi che, quando prendo il treno che mi porta a casa, pian piano iniziano a stringere, e a farmi sentire intrappolata. Vorrei slegarli o almeno allentarli un pò, far sì che i loro segni sui polsi non mi ricordino, puntualmente, che forse adesso rifarei gli stessi sbagli. Io davvero non lo so, come sarebbe adesso se *adesso* mi trovassi di nuovo a dovermi difendere qualcosa. Mi illudo che almeno un pò sarebbe diverso, ma ho paura di no. Paura che non riuscirei ancora a dire la verità, a dimenticare il cellulare a casa, a non sentirmi condizionata, ma più di tutto a dimenticare quell'indomabile ansia che ogni volta mi attorcigliava la bocca dello stomaco. Ansia che inquinava, che sporcava giornate, viaggi, belle serate.
Vorrei che il tempo si cristallizzasse adesso, per permettermi di aggiustare un pò di cose, per non aver paura di rovinare ogni prossimo Chissà, per farmi sentire magari, prima o poi, finalmente quasi un'adulta.

Non sono passati nemmeno cinque mesi da quello che è stato in assoluto il giorno più umiliante della mia vita. Penso a questa estate con terrore e non uso una parola esagerata, e spero che tutto quello che mi è accaduto dentro in questi mesi mi consenta di non ridurmi più in uno stato del genere - sempre il fatidico orgoglio tirato fuori come un mago il coniglio dal cilindro. Mi gela il sangue nelle vene se rivedo certe *scene*, con il dolore mi sono data in pasto proprio a chi con quel dolore poteva farsi forte della ragione che aveva sempre creduto di avere. Mi viene in mente Loredana Berté che canta Faber con la sua voce roca ...è una storia sbagliata.... Io non le ho dato torto, e poco importa se il motivo del mio dolore è stato indipendente dal concetto uomo-donna, o per lo meno non così ottusamente collegabile con un'equivalenza matematica, prova inconfutabile della realtà a cui ha voluto credere. Non sono arrabbiata, non ci riesco e non vorrei, ma sono delusa, e la delusione fa male. In quei giorni in cui il sole d'agosto mi chiamava impetuoso sbattendo sui vetri della finestra ed io ogni mattina mi svegliavo con i conati di vomito, a quel sole io chiedevo che mi aiutasse a farcela da sola, a non far trapelare nulla - non aveva voluto sapere tutte le gioie, dannazione, non volevo farmi leggere in faccia i dolori. Non ce l'ho fatta. E' stata una valanga, le mie spalle troppo deboli. Come potevo credere così ingenuamente che una Fata Turchina fosse arrivata a salvarmi, come potevo credere davvero ai tanti per sempre, alla cieca convinzione che non ci saremmo mai lasciate? Dio, che idiota. Lei ovviamente non ha mai capito nulla di tutto ciò, nonostante gliel'abbia spiegato mille volte.
E' solo tutto un terribile sbaglio.
E' la mia vita.
Oggi, nemmeno cinque mesi dopo, quando ad occhi aperti mi capita di sognare una nuova Rachel che mi porti in giro su una vespa, che mi baci sotto un salice piangente (oh che spicciolo romanticismo da demente :)), che cucini una torta per il mio compleanno, che mi guardi felice, ma davvero felice, quando voglio organizzare un viaggio, quando prendo 30 ad un esame, quando sono contenta anche solo perchè c'è il sole, che mi ami semplicemente per quella che sono, che accetti i miei difetti senza farmi sentire perennemente in prova, che mi inviti nel suo letto perchè ha voglia di farlo e non quasi per dovere, che accetti le mie proposte con entusiasmo e non con un cenno di vaga approvazione, che mi sorprenda e mi faccia stupire, quando già fantastico sulla prossima volta in cui un contatto di pelle mi farà battere il cuore, come un bambino che è appena sceso dalle giostre e vuole già tornarci, e quando mi accorgo che non desidero più la stessa donna di prima, allora mi dico che forse il dolore l'ho consumato tutto insieme, l'ho compresso in quei giorni di trasloco, di pochi ombrelloni sulla spiaggia, di autostrade intasate dal traffico, di gambe nude sudate al tramonto dopo gli allenamenti all'aperto. Forse l'ho consumato tutto in quei giorni, oggi li ricordo ed una morsa mi stringe il petto, e mi sembra impossibile ma se penso a te, piccola, oggi l'unica cosa che vorrei dirti è buona vita...
Ma vi capita mai di leggere negli sms il tono di voce della persona che vi scrive mentre sta dicendo quelle parole? A me sempre, è molto divertente!
E' davvero bravo, lo avevo già visto e anche ieri sera mi ha regalato tante emozioni:

"Perchè l'amore è un segreto ed essendo un segreto io non lo so." Ascanio Celestini
Mi ritaglio una serata tutta per me, ultimo giorno di tirocini, a casa ceno tranquuillamente con A., cuciniamo qualcosa di semplice, poi mi rifugio nella mia stanza e guardo questo gioiellino:
