"La stagione dell'amore viene e va,
i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
La stagione dell'amore viene e va,
all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.
Ne abbiamo avute di occasioni
perdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.
Ancora un'altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.
Nuove possibilità per conoscersi
e gli orizzonti perduti non ritornano mai.
La stagione dell'amore tornerà
con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà..."
28 novembre
E’ tardissimo, ho sonno, ma troppi pensieri mi affollano la testa. Oggi prima di campionato, sono la nuova capitana J e abbiamo vinto 3 a 0, emozionante e *pieno* come al solito, ma di questo scriverò un’altra volta.
A cena mi sono trovata in una strana situazione. Davanti ad un bacherozzo al prosciutto cotto, seduta tra la mia ex ed un ragazzo che forse prova qualcosa per me (ma speriamo di no, non in un certo senso per lo meno).
Mi sento leggermente a disagio (eufemismo), guardo M. dall’altra parte del tavolo che mi sorride, ha capito tutto, come al solito.
Io sono felice per quello che sto riuscendo a fare, mi sento orgogliosa di me stessa, un po’ stoica, sto riuscendo a non far abbandonare la squadra alla mia ex (o abbandonarla io, ma mi avrebbe preceduta J) e a godermi lo stesso la pallavolo e tutto quel piccolo mondo che sento tanto un pò casa, così familiare, odora di bagnoschiuma dell’Erbolario e sa di caramelle di liquirizia, agli occhi è un paio di ginocchiere malconce, all’udito grida di incitamento e risate sotto la doccia … ma questo è davvero un altro discorso.
Dicevo, il suddetto ragazzo mi ha dato stasera il video che ha realizzato dalle foto della nostra vacanza in Sardegna di questa estate. Partii in aereo, da sola (uso il passato remoto per quanto tempo mi sembra passato … ), mi ero aggregata all’ultimo momento ad un gruppo di dodici persone di cui ne conoscevo soltanto due. Avevo assolutamente bisogno di fuggire, di scappare, di respirare vite diverse, è stato intenso, bello, spesso duro, sempre tremendamente faticoso.
Il pullman mi lasciò sul ciglio di una strada deserta, io scesi ed esso ripartì, intorno a me il nulla, io i capelli scompigliati dal vento e una valigia in mano. Per fortuna le mie amiche mi recuperarono presto.
Guardo nel video il mio volto (cavolo se ero magra) con i lineamenti tirati, si legge la tensione nelle sopracciglia, lo sguardo accartocciato. Pochi sorrisi, spesso malinconici, a volte qualche risata che per fortuna loro, che sono decisamente belli, riuscivano a strapparmi.
Mi ha fatto male (ri)vedermi così. Mi ha fatto sentire estremamente vulnerabile, di nuovo piccola, in balia degli avvenimenti … quando invece sono io che voglio avere il comando. Come l’anziana signora nell’ambulatorio di ieri che rimproverava le sue gambe dolenti che la facevano camminare male: “ma io non voglio che ci comandino loro, voglio comandarci io a dirgli dove devono portarmi”.
Panta rei diceva lui, tutto scorre, e la Sardegna non è solo il ricordo di telefonate concitate, notti insonni, occhi lucidi dietro gli occhiali da sole, la Sardegna è anche i miei nuovi amici, è la mia pelle abbronzata come non era mai stata, i capelli biondi di sole e salsedine, le grigliate in giardino, le canzoni di quest’estate, gli abbracci di M e S, paesaggi incantati ed acqua trasparente, Sardegna è volontà di riscossa, istinto vitale, voglia di farcela.

Meno male, è uscito un post meno disperato di quello che avevo immaginato.
Nei giorni in cui stavo proprio male, quando vagavo tra gli scatoloni nella mia nuova camera come un fantasma, l'abbronzatura sulla pelle scolorita dal pallore dell'anima, quando mi faceva male anche solo mettere a posto una scatola, un vestito, camminare per le strade di questa città, entare in Cittadella, o anche solo alla Coop, allora, in quel momento, C. mi disse una cosa che lì per lì mi attraversò e basta, era una cosa che sembra banale, ma qualcosa mi ha lasciato dentro, e quel qualcosa è maturato. Mi ha detto: "ricorda che in tutte le cose che hai fatto con lei, in tutti i posti che hai visto con lei, le città, le strade, i concerti, i viaggi, eravate comunque due persone, non un'unica entità indivisibile, cosicchè c'eri comunque TU, quelle esperienze appartengono anche alla TUA individualità, le hai create TU, sì insieme a lei, ma comunque TU, e potrai viverne di mille altre da sola o con chiunque tu vorrai."
Beh oggi per andare in stazione sono passata per il Parco. E' ovvio, il ricordo va ai nostri interminabili pomeriggi di un giugno di tanti anni fa, quando eravamo ancora nascoste, segrete, quando non avevamo un posto dove andare e quelle panchine erano diventate un pò la nostra piccola dimora, il luogo di tante risate e sorrisi e segnano un pò l'inizio di tutta la storia, anche se lì per lì non lo sapevamo proprio. Ecco è ovvio, il ricordo è arrivato, ma non da solo. E' arrivato insieme a quello del test d'ingresso a Psicologia, quando io e C. abbiamo iniziato a perlustrare da sole questa nuova, sconosciuta città, a quello in cui ho chiacchierato con la Chicca a cavalcioni di una panchina, ai panini mangiati in compagnia del sole tiepido, alle lettere scritte infreddolita dal venticello, e anche a lei, certo, e alle signore che avevano allestito una open-parrucchieria in un angolo del Parco, alle nostre foto, alla nostra vita insieme...felice di averla vissuta.
Io non pensavo di avere nemmeno un briciolo della forza che c'è voluta per rialzarmi. Spero che duri, che mi abbia dimostrato qualcosa, che non mi lasci più.
"Se una mattina io mi accorgessi che con l'alba sei partito con le tue valigie verso un'altra vita, riempirei di meraviglia la città. Ma forse dopo un pò prenderei ad organizzarmi l'esistenza, mi convincerei che posso stare senza, chiamerei gli amici con curiosità, me ne andrei da qua. Cambierei tutte le opinioni, e brucerei le foto, con nuove convinzioni mi condizionerei, forse ringiovanirei, e comunque ne uscirei. Non so quando, non so come....
Ma se domani io mi accorgessi che ci stiamo allontanando, e capissi che non stiamo pù parlando, se ti guardassi, e non ti conoscessi più. Io dipingerei di colore i muri e stelle sul soffitto, ti direi le cose che non ti ho mai detto, che pericolo la quotidianità, e la tranquillità. Dove sei, come vivi dentro, c'è sempre sentimento, nel tuo parlare piano, e nella tua mano c'è la voglia di tenere quella mano nella mia. Tu dormi e non pensare ai dubbi dell'amore, ogni stupido timore è la prova che ti do, che rimango, che ti cerco ... non ti lascio più"
Quel venerdì alla fine decisi per la mia nuova casetta, una tazza bollente tra le mani accoccolata sul divano. Quando ho visto che alle Invasioni c'era Margherita Buy ho capito di aver fatto assolutamente la scelta giusta... A questo punto inserirei una foto della suddetta se solo ne fossi capace...cercasi aiuto...

E' stato un week end rilassante, anche se avrei dovuto studiare di più e cazzeggiare di meno, ma c'è che un pò ero troppo stanca dalla lunga settimana, un pò è venuto a far capolino un timido sole che mi ha PROIBITO di restare in casa domenica mattina. Sabato in realtà ho studiacchiato, almeno fino ad un certa ora, perchè nel pomeriggio ho fatto di quelle cose che non dovrò più curare il mio corpo per un anno...tra doccia, bagnoschiuma, shampi vari, creme, maschere per il viso e lozioni per i capelli ho dato fondo ai mille campioncini che mia madre mi infila nel beauty in ogni modo...ma per una volta ho apprezzato, e alle otto quando M. è passata a prendermi ero rilassata come non mai :). E' stata una bella serata, anche se abbiamo mangiato troppo e speso troppo, ma i miei *nuovi* amici mi fanno stare bene, mi rilassano, mi danno tutte quelle piccole cose che più o meno per caso io non ho mai avuto... e quando sono tornata alle 3 e mi sono infiliata sotto le coperte, messaggiando anzora con il C. su che cosa vuol dire fidarsi di una persona, dopo un discorso che già durava da tutta sera, ecco io sì, io ho capito che sto abbastanza bene, che mi sento abbastanza leggera. Ieri mattina invece sono stata al supermercato dietro casa, che poi capisco perchè dico che è meglio fare la spesa nei negozietti...perchè mi sono riempita il cestino della bici di cose assolutamente inutili, da tisane ai gusti impronunciabili a biscotti assurdi a verdure congelate di mille tipi...povera me!! La domenica pomeriggio in centro ci ha visti rannicchiati in una pasticceria a bere cioccolata calda e chiacchierare sui nostri film e libri preferiti....io ho avuto difficoltà, ma per lo stato d'animo del momento ha stravinto la competizione "Il favoloso mondo di Amelie". Sono abbastanza serena, abbastanza rilassata, pian piano mi sento diversa. C'è che sono passata dall'essere bambina all'innamoramento, senza soluzione di continuità, e uno stato di io adulto, e solo, ma completo, io lo dovevo/devo ancora afferrare. E sento che è complicato, che inciamperò mille volte, ma che forse a sprazzi pian piano intravedo cosa può voler dire.
Oggi ho imparato ad andare in bici con l'ombrello, è dall'inizio di quest'anno che ho perso l'abitudine dell'autobus. Pedalare alle sette del mattino dà una strana sensazione di gelo nelle mani e caldo nelle gambe. E' difficile l'equilibrio di questi giorni. Slalom di pozzanghere, con una mano tieni il manubrio e con l'altra l'ombrello, ti pieghi da un lato ogni tanto per bilanciare il peso durante le curve, per schivare le macchine, e poi giù tra i viali dell'ospedale.
L'ho già detto che pensavo che questa città senza di lei non potesse esistere. Ma io in questa città ci sono arrivata sei anni fa zaino in spalla e tante paure, molto più fragile di ora, che sono di nuovo sola, ma ora torno a casa pedalando con la pioggerellina in faccia e sorrido chiedendomi cosa farò stasera, se accoccolata sul divano e una coperta, o da qualche parte con i miei nuovi amici.
E cerco di allontanare i pensieri, la nostalgia, la malinconia, i dubbi e le domande. Solo leggerezza, per stasera.
Questa mattina mi sono vestita da ramarro. Non ero mai entrata in sala operatoria, è stato bello, anche se inizialmente la mascherina mi stava soffocando, e ho dovuto stringere i denti per superare il primo impatto. Primissimo, perchè in realtà è andata meglio di quanto credessi, non mi ha fatto schifo il sangue né tutto il resto, anzi è stato molto emozionante.
Qui si gela. Pedalo per i viali dell'ospedale e gli occhi bruciano per il freddo, ma non piove per fortuna, ed io sto bene. Giorni frenetici ma stimolanti, volti nuovi, sguardi, espressioni, scambi di battutte tra persone con cui magari non parlerai più, curiosità, studio, voglia di sperimentarsi, di cercare una strada ...
..e si va avanti.
C’è una persona nella mia vita che mi commuove. E’ un’amica conosciuta sui banchi di scuola, al liceo.
Ricordo il primo giorno in cui appena entrata nell’aula il mio sguardo curioso ha registrato una rapida ricognizione di tutti i nuovi volti attorno a me. Per riconoscersi a volte basta poco. Mi colpirono subito due ragazze, con un viso molto bello, occhi grandi, espressivi. Lei era una delle due. Le nostre esperienze si avvicinarono subito, era una pallavolista come me nell’epoca in cui la pallavolo era quasi un *pilastro* delle nostre vite. Accomunate da questa passione abbiamo iniziato a conoscerci piano piano, a volerci bene, a diventare in punta di piedi importanti l’una per l’altra. Con gesti piccoli, non poi così tanti momenti condivisi fuori dalla scuola, ma sentimenti puri, lunghe lettere, telefonate, confidenze e compiti di matematica. Le ho voluto sempre più bene.
Ad un certo punto dentro di lei qualcosa si è rotto, qualcosa che probabilmente covava da un po’ è esploso in un modo sicuramente devastante per lei, ma nel mio piccolo anche per me, che le volevo bene. Mi sentivo impotente. Potevo solo farle sentire che c’ero, regalarle libri e ricordarle che mi aveva accanto. Tanti alti e bassi da quel momento, momenti in cui è andata meglio ed io incrociavo le dita che fosse finita e momenti in cui è andata MOLTO peggio ed io avevo paura. L’ho vista diplomarsi con risultati che fanno sentire soddisfatti, l’ho vista iscriversi all’università, l’ho vista lasciarla per un anno, l’ho vista ricoverata e imbottita di medicine, l’ho sentita parlare con una competenza che io dopo 5 anni di studio mi sogno di avere, e ho visto le cicatrici sui suoi polsi. Ho avuto sempre fiducia in lei, nelle sue forze e nel suo coraggio, ma qualche volta, non lo nego, le mie certezze hanno tentennato, ho pianto molto, e ho sempre fatto il tifo per lei.
Oggi si è laureata, ed ho pianto di nuovo, ma di gioia. Ha fatto una gran bella tesi, ha preso un bellissimo voto, ha scritto dei Ringraziamenti che mi hanno riempito gli occhi di lacrime ma non perché in quei ringraziamenti c’eravamo anche io e il mio tifo, ma perché avrebbero fatto commuovere anche un cuore di pietra, tanto erano intensi, e semplici insieme.
Ti voglio bene piccola Candy Candy dai capelli neri.
E se potesse capitarmi, di innamorarmi di un ragazzo? Se potessi provare tutto quello che ho provato con la mia ex anche con un uomo? Come faccio a saperlo? E perchè diavolo mi faccio queste domande?
"Ecco, o futuro, sono salita in sella al tuo cavallo. Quali nuovi stendardi mi levi incontro dai pennoni delle torri di città non ancora fondate? quali fiumi di devastazioni dai castelli e dai giardini che amavo? quali impreviste età dell'oro prepari, tu malpadroneggiato, tu foriero di tesori pagati a caro prezzo, tu mio regno da conquistare, futuro..."
Italo Calvino