Per rendere un’idea di quanto le mie coinquiline siano tolleranti basti pensare che quando sento pronunciare in casa il mio nome con un certo tono di voce mi irrigidisco come un bambino che sta per essere sgridato dalla maestra. Oggi è stata la volta di pulire il fornello anche se lei doveva ancora cucinare e, quindi, sporcarlo subito dopo (e occhio che il fatto che fosse sporco vuol dire che forse c’erano 4 goccine d’olio da qualche parte...). Ieri la volta di non mettere la mia bici in cantina in modo che stesse in mezzo alle palle. L’altro ieri di togliere una forcina per capelli dalla mensolina nella doccia perché arrugginisce. L’altro giorno di buttare la mia rivista che era rimasta in soggiorno (stanza così vuota di mobili/oggetti che quando parli le mura rimbombano!!). Sempre ieri, eh sì, lamentele perché era finito il detersivo per i piatti PRIMA che ne fosse stato comprato un altro, e quindi le tazze della collazione non sono state potute lavare che quattro ore dopo essere state usate … cioè quando, uscita da lezione, ho comprato il sapone. A casa mia si ricompra una cosa DOPO che è finita, non PRIMA, ma ovviamente casa mia è quella dove si resta puntualmente senza detersivo per la lavatrice e si accumulano piatti nel lavandino e senza carta igienica per un paio di giorni al mese … ma puntualmente ogni giorno ci sono sempre due quotidiani e la vera tragedia è quando in edicola hanno finito la Repubblica … hihi ad esser cresciuta così me lo dite voi come posso essere ligia alle regole pazzoidi che regnano qui dentro?? Va beh ma io sto cercando giorno per giorno di assumere una filosofia zen di sopportazione.
Questa mattina la giornata è iniziata subito mezza storta. Prima di tutto pioggia, sempre pioggia, ininterrottamente pioggia, e ovviamente lascia a casa la bici e vai a lezione rigorosamente a piedi. Io sono arrivata in aula che nel mio zaino c’era un acquario. Mancavano solo i pesci. Non sto scherzando, ho proprio dovuto svuotare e sgocciolare nel lavandino lo zaino ed appenderlo ad asciugare … non vi dico la fantastica condizione dei quaderni … al che ho capito di dover comprare un ombrello più grande.
E poi una nuova casa. I cambiamenti da sempre mi trovano impreparata, ogni fine è sempre un lutto, ogni addio un abbandono. Un po’ di tempo fa una persona mi disse: “Bada bene che sono solo cose” ed aveva tremendamente ragione, ma quando sei una che carica le cose di significati e fa diventare i luoghi quasi dei tempi, quando sei una un po’ pesa insomma, beh credetemi, traslocare diventa un trauma.
La mia vecchia casa aveva accolto tutto tra le sue mura. Il nostro primo abbraccio, il nostro primo bacio, le nostre carezze, ogni angolo era noi. Ho dovuto sforzarmi, e cercare di ricordare le cose brutte oltre che quelle belle, e questo processo forse mi ha aiutata a tirare fuori quell’orgoglio di cui parlavo l’altra volta. Perché insomma, se io adesso penso a lei, mi manca, non c’è dubbio, ma se penso se ora, proprio in questo istante, io volessi tornare ad essere la sua ragazza, io questo adesso non credo di saperlo, mentre due mesi fa avrei giurato che fosse la sola cosa che potesse salvarmi.
Io vorrei stare con lei per come lei è. Perché mi piace, perché è dolce, perché è carina, perché è sempre un po’ una bimba anche se contemporaneamente è diventata una donna. Perché ha una bella testa e sentimenti puliti, perché ha le idee chiare. Perché è curiosa, è intraprendente, perché a volte scalpita, vive intenso. Perché è matura ma mai potrà essere vecchia. Perché con lei è stato bello anche guardare la corsa delle moto, che a me di solito fa schifo. Perché è una persona estremamente coerente, estremamente forte. E’ per tutto questo che, dopo essermi innamorata di lei, io a mio modo l’ho amata.
Di certo non è stato il modo giusto. E su questo non ci piove perché si è sempre in due a sbagliare, sì, ma ero io quella che pretendeva cose assurde, quella che faceva i capricci, quella che aveva perso il senso di se stessa perché questo senso era diventato tutt’uno con l’altra persona.
Detto questo però so anche che Evaluna è sempre esistita, e come viene fuori adesso, pian piano, con la testa da un guscio di merda, così in quel guscio tutta insudiciata c’era anche prima, e la mia incantatrice d’api probabilmente, seppur con tutta la buona volontà del mondo, non è riuscita a darle la mano giusta. E forse due anime che inizialmente si sono incastrate così bene, in realtà poi non si sono rivelate l’una per l’altra così perfette. Ed è finito tutto.
Ma di sicuro per la mia autostima è giusto che così sia stato. Perché non volevo vederlo, non ho mai voluto vederlo, ma non fa star bene che la tua ragazza da qualche mese ormai non ti dice più che ti ama, non fa star bene cucinare un pranzetto con la stessa gioia con cui ti andresti a sposare pensando che farai contento il tuo amore che è stanco, appena uscito da una classe di bambini urlanti, e poi invece non leggere nei suoi occhi niente che ricambi i tuoi sentimenti, ma solo un vago senso di gratitudine scontata e forzata.
Io ora non vorrei più star con lei a tutti i costi. Vorrei stare con lei solo se lei volesse stare con me. Penso di meritare una persona che se è la mia ragazza lo è dicendo di amarmi. Penso di meritare una persona che riesce ad apprezzare ciò che ho di bello e ad aiutarmi a tirarlo lo fuori (il grosso del lavoro spetta a me, lo so). Penso di meritare una persona che ricambi i miei occhi colmi di entusiasmo, la mia gioia di passare una serata sul divano insieme. E se lei tutto questo non lo sente più, è sicuramente giusto per entrambe che la nostra strada si sia biforcata. Per me ha sofferto e sopportato tanto, ed io non smetterò mai di esserle grata per questi quattro anni e mai smetterò di volerle bene. Prima non ho saputo dimostrarle pienamente quanto ci tengo a lei, e adesso posso farlo in un modo completamente diverso, ma che spero le arrivi comunque … lasciandola andare.
E tutto quello che mi sta succedendo dentro, per *noi*sta accadendo troppo tardi.
Ma forse senza questa batosta non sarebbe nemmeno mai accaduto.
Due mesi fa ero certa che questa città senza di lei non potesse esistere. Che non potessero esistere domeniche sera senza di lei, cinema senza di lei, passeggiate al parco senza di lei, persino leccare un gelato senza di lei, noleggiare un film o cucinare un piatto di pasta, fare la spesa al supermercato, accoccolarmi sul divano davanti alla tv. Senza di lei. Pensavo che non sarebbe stata più la stessa cosa nemmeno giocare una partita in divisa senza sorridere del fatto che lei sicuramente avrebbe apprezzato il mio sedere J. Pensavo che nulla sarebbe più stato possibile. Comprare vestiti nuovi sapendo che le forme *adolescentemente* ripudiate erano ciò che del mio corpo le piaceva di più, attraversare lunghe domeniche come questa senza poter contare sulla sue telefonate.
E queste convinzioni rispecchiano perfettamente il perché la nostra storia sia finita, almeno in parte, certo.
E non so come pian piano invece tutto questo ha iniziato ad esistere, merito forse del fatto che io, in fondo, sono una che si è sempre voluta bene. Forse il segreto è questo. Ciò che ha risvegliato un orgoglio assopito da troppo tempo.
Il primo film che ho noleggiato da sola è stato Lezioni di volo con Giovanna Mezzogiorno.
La prima sera in cui sono uscita con degli amici e mi sono divertita è stato in un ristorante messicano ( … dove io ho mangiato un cheesecake!!!).
Il primo film al cinema Micheal Clayton (per la seconda volta, anche se la prima è stata a metà!).
La prima notte che ho dormito da sola il venerdì sera in cui Daria Bignardi alle Invasioni ha intervistato Rosy Bindi, e sono stata benissimo (non per Rosy Bindi, certo!!).
E pian piano, forse, sta venendo tutto il resto.
Io tutte queste cose non ce le avevo più. O meglio sì, erano lì ancora sotto ai miei occhi, a portata di mano, ma semplicemente *sceglievo* di non viverle. Quest’anno è diverso, quest’anno voglio viverlo e godermelo tutto. Godere di serate come questa, a mangiare alle bancarelle del mercato europeo con le mie coinquiline (è un termine sminuente, loro sono loro e basta, sono la mia altra famiglia, sono nomi che non hanno bisogno di aggettivi ) e a ridere fino ad avere male ai muscoli della faccia. Bere due sorsi di birra ed un goccio di sangria e capire che non ci vorrebbe proprio niente per far ubriacare me, visto che questo è bastato per avere la mente annebbiata quel po’ che basta per aver sbagliato a pagare la pecorella di peluche che ho preso come portachiavi!! Godere di serate come questa e di giornate come quella di ieri, interamente passata a festeggiare la laurea di un’amica a cui pian piano sto capendo di voler davvero bene. E travestimenti e foto e ancora risate ma anche occhi che luccicano, perché quando vedi che l’amicizia tra due ragazze che si abbracciano davanti ai tuoi occhi e si dicono che si vogliono bene le porta a piangere di commozione, allora ti sembra che momenti così belli ripaghino di tante grettezze che vedi in giro ogni giorno.
Allora, chiariamo un paio di cose: Luce è in inglese, la canzone di Elisa non c’entra e non c’entra nessuna metafora, Luce si legge Lus ed è il nome della protagonista di un film, e se non avete capito quale ora vi ho dato un sacco di indizi!
Lucedisera, invece, non ha proprio nessun senso … è semplicemente il primo username che ho trovato libero ed aveva un bel suono, tutto qua.
Il post che ho scritto dice tutto quello che ho nella testa come meglio non si può dire.
Grazie Lella.
“Domanda sommessa: ma non è ora di smetterla di pensare per categorie contrapposte? Non è una spaventosa forzatura, una più o meno consapevole falsificazione della realtà? Prendiamo la cosiddetta “questione gay”: ma siamo proprio sicuri che il mondo si divida in omosessuali e eterosessuali? Certo, se partiamo da lì, difficile uscirne, soprattutto difficile trovare i punti in comune, le analogie, le somiglianze. Ma se invece provassimo a prendere in considerazione altri aspetti, magari legati alla sfera sentimentale o erotica che dir si voglia, chissà, potremmo scoprire cose impensate.
Per esempio, che il mondo si divida tra quelli che si innamorano a prima vista e quelli che hanno bisogno di tempo e verifiche; quelli che mettono la fedeltà al primo posto e quelli che non ce la fanno proprio; quelli che amano dormire insieme e quelli che preferiscono il letto singolo; quelli che credono nella famiglia e quelli che solo al pensiero gli vengono delle allergie fastidiosissime; quelli che si ricordano tutti gli anniversari e quelli che non c’è verso di fargli memorizzare nemmeno la data di nascita (la propria, figurarsi quella del pur amatissimo bene); quelli che hanno bisogno di raccontare tutto alle amiche (sì, vale per maschi e femmine) e quelli che non parlano neanche sotto tortura; quelli che dopo tre giorni son pronti a traslocare e quelli che dopo tredici anni gli sembra un azzardo un po’ prematuro; quelli che il sesso innanzitutto e quelli che ne fanno anche a meno, grazie; quelli che se siamo già amici non c’è verso di innamorarsi e quelli che riescono a lasciarsi andare solo con qualcuno che conoscono bene; quelli gelosi, quelli possessivi, quelli che la libertà innanzitutto, quelli che diciamoci tutto, quelli che basta che non me lo vengano a raccontare; quelli che perdonano; quelli che ogni tanto spariscono; quelli che ti stanno vicino comunque, sempre e per sempre; quelli che hanno cura di te; quelli che si capisce da subito che ti faranno soffrire; quelli che non hanno mai dimenticato il primo amore; quelli che sperano che questo, finalmente, sia l’ultimo. E se proprio vi sembra rilevante, mettiamoci anche quelli che si innamorano di persone dello stesso sesso e quelli che invece no – ma è solo un dettaglio. E a voler ben guardare, neanche particolarmente significativo.”
Lella Costa
E così forse il cambiamento inizia davvero quando si smette di cercarlo, quando si pensa che ormai non abbia più senso, più scopo, quando si è convinti di aver perso ormai tutto e di non aver più nulla da dimostrare. Forse il cambiamento arriva quando smetti di annunciarlo, o di sottolinearlo, farlo notare, quando non lo devi più a nessuno, e non lo cerchi più nemmeno per te stessa, esso forse pian piano si fa largo. Tra lenzuola sgualcite e bagnate di lacrime, tra mucchi di vestiti di libri di fogli di foto di ricordi, tra scatoloni mezzo svuotati, scarpe sparse qua e là, esso forse trova uno spiraglio. E mossa da questa impercettibile spinta inizi forsennatamente a cercare te stessa, in sella ad una bicicletta inizi a pedalare nuovi piccoli mondi, vaghi tra gli scaffali delle librerie in cerca di non sai cosa…